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Visita del Vescovo e del Prefetto alla Caserma Zanusso

Il commento della sindaca, Maria Scardellato.

 

Spiega la sindaca di Oderzo, Maria Scardellato: “Il Prefetto non mi ha invitata, ma non me ne rammarico perché se lo avesse fatto avrei rifiutato l’invito per non diventare parte di un messaggio mediatico che ritengo sbagliato e perché non sarebbe stato il momento e il luogo di spiegare al vescovo (il prefetto dovrebbe già saperlo) che a Oderzo la situazione non corrisponde affatto a quella idilliaca descritta oggi nei giornali.

Nessuno nega che molti dei ragazzi della caserma siano brave persone, ma mi auguro che le autorità preposte stiano prendendo provvedimenti per allontanare i 10 Richiedenti Asilo eritrei che pochi giorni fa si sono violentemente picchiati ai giardini pubblici, o il richiedente asilo cubano che venerdì scorso ha spaventato e fatto scappare genitori e bambini opitergini dai giardini, o i richiedenti asilo che si ubriacano sotto il portico del condominio di fronte alle Coop e insultano i passanti, o i numerosi spacciatori che operano indisturbati ai giardini, presso l’Idrovora di piazza Rizzo, in golena del Monticano e in molti altri posti del centro cittadino.

Poi avrei spiegato che la mia opposizione a questa immigrazione non riguarda solo le persone che vengono qui per delinquere perché ritengo che anche chi viene per lavorare dovrebbe farlo con le normali regole dell’immigrazione, non con una richiesta di asilo. E non vedo perché Stato e Chiesa debbano essere tanto clementi con chi, facendo una domanda di asilo, mente sulla propria identità e sulla propria situazione, elude le leggi sulla regolare immigrazione e danneggia i veri destinatari della legge per la richiesta d’asilo.

E poi avrei chiesto come vivranno quei Richiedenti Asilo che hanno trovato lavoro per pochi soldi quando usciranno dalla caserma e dovranno pagarsi un affitto e mantenersi. Perché con o senza il riconoscimento dello status di rifugiato, entro un paio d’anni, saranno tutti per strada. Avrei potuto mostrare la lista di attesa per l’assegnazione delle case Ater.

Questa la situazione reale sul territorio, al di là dei buoni sentimenti verso le singole persone.

Rispetto profondamente la religione e ho un ottimo rapporto di stima e simpatia con Monsignore e infatti collaboriamo in molti progetti.

Non sull’accoglienza di questo tipo di immigrazione perché io ritengo doveroso frenare questo fenomeno innaturale e dannoso per l’Europa e per l’Africa. Sul punto ci siamo chiariti da subito perché abbiamo legittime posizioni diverse. Un sacerdote deve tendere la mano ad ogni richiesta di aiuto senza porsi domande, un politico le domande se le deve fare. La religione attribuisce una responsabilità all’azione individuale soggettiva, mentre l’azione politica comporta una responsabilità oggettiva sulla collettività, composta da credenti e non credenti.

San Francesco si è spogliato di tutti i suoi beni e Gesù, dopo essere stato percosso, ha addirittura offerto l’altra guancia. Ogni Cristiano può provare a seguire questi difficilissimi esempi ma non può imporre a nessuno di fare altrettanto, può provare a spogliarsi dei propri beni, ma solo dei propri, e può porgere l’altra guancia ma senza mettere a rischio la guancia di nessun altro.

Inoltre molti missionari africani sono d’accordo con me che è assolutamente necessario bloccare questi flussi perché il miraggio che spinge i ragazzi africani verso l’Europa è illusorio e dannosissimo anche per le loro persone e per i loro popoli.

Lo sradicamento improvviso dalla propria cultura è sempre traumatico e le loro terre abbandonate rimangono preda di altri interessi.

In ogni caso il problema non è accoglierli con un sorriso o giocare a pallone con loro, il problema è che la nostra economia non è in grado di offrire a tutti loro sufficienti posti di lavoro normalmente retribuiti e sufficienti abitazioni per farli vivere con il nostro tenore di vita. E allora dobbiamo ammettere che con questa pseudoaccoglienza li stiamo illudendo. La conseguenza è che più li illudiamo e più li invitiamo a partire, a rischiare di morire in mare, a finire in mano alla delinquenza o a lavorare sottopagati e quindi a vivere emarginati e in conflitto con le nostre classi sociali più deboli, con le quali entrano inevitabilmente in concorrenza.


E non mi si dica che non ci sono alternative . Le alternative ci sono sempre”.










Ultima modifica: 15/01/2018

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