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Camino

Chiesa di Camino Chiesa di Camino

Il nome deriva dalla presenza nella zona già  in epoca tardo-romana di una grossa fornace usata per la produzione di mattoni; questa fornace diede il nome non solo al paese, ma anche alla località dove sorgeva, a sud di via Bosco; non comparendo in nessuna mappa, si può presumere che la fornace sia stata demolita nel Seicento-Settecento.

Camino sorge in un territorio pianeggiante, lungo la sinistra orografica del fiume Monticano; è bagnato a Nord da un altro corso d’acqua, la “fossa dei negadi”.

La chiesa parrocchiale è dedicata a San Bartolomeo apostolo e sorge su un rialzo del terreno vicino al Monticano; si ritiene che risalga a prima dell’anno 1000, ma viene citata per la prima volta nel 1246.

Verso la fine dell’XI secolo Alberto e Gueccello da Montanara (attuale Montaner, frazione di Sarmede), appartenenti ad una famiglia feudale prealpina, con l’intento di estendere i loro domini in pianura, si stabilirono a Camino, costruirono un castello e cambiarono il loro nome in da Camino.

All’epoca il territorio di Camino era appetibile perché in posizione strategica, equidistante dal Mare e dalla montagna, era lambito da importanti assi viari terrestri e fiumi navigabili; si ritiene che già allora esistesse la futura chiesa parrocchiale, dedicata a San Bartolomeo apostolo e una chiesa dedicata a Santa Cristina di Bolsena.

Il castello sorgeva a sud della chiesa di San Bartolomeo, era circondato probabilmente da uno o più cerchi di mura; durante la contesa tra Verona e Venezia per il controllo della Marca il castello andò completamente distrutto nel gennaio del 1337 ad opera del capitano Lombardino da Correggio  agli ordini degli Scaligeri.

Nel 1339 Camino venne aggregato al territorio della podesteria di Portobuffolè, dominio di terraferma di Venezia.

Nel periodo veneziano, durato fino al 1796, Camino divenne un piccolo centro di periferia, abitato da povera gente e da qualche ricca famiglia che vi edificò ville rustiche; inoltre il territorio, come tutta la Marca, risentì di carestie e pestilenze e venne coinvolto nelle guerre di Venezia per la supremazia nel Mediterraneo.

La chiesa di san Bartolomeo di Camino viene indicata in un documento del 1399 come curazia: il 1° aprile viene nominato curato della chiesa il sacerdote Agostino da Oderzo. Una piccola mappa realizzata nel 1709 mostra la chiesa con una sola navata laterale: è quindi probabile che l’ampliamento dell’edificio a tre navate sia successivo.

Nel 1797 le truppe di Napoleone arrivarono nel trevigiano, battendo gli austriaci: iniziarono anni di ruberie e anticlericalismo, con chiusura di chiese e conventi; nel 1814 dopo la fine di Napoleone il Triveneto passò agli Austriaci e divenne Regno Lombardo Veneto; quindi il paese di Camino venne scorporato dal territorio di Portobuffolè e annesso a quello di Oderzo come frazione.

Dopo l’annessione al Regno d’Italia nel 1866 le condizioni della popolazione non migliorarono ed iniziarono grandi migrazioni, che provocarono lo spopolamento di interi paesi anche nell’opitergino.

Nel 1868 il cappellano della parrocchia di Camino don Antonio Cuverà istituisce la scuola elementare rurale maschile in un piccolo edificio di proprietà della parrocchia; nel 1874 vengono istituite anche le scuole elementari femminili in una stanza presa in affitto.

Nel 1912 la Chiesa viene prolungata di due archi di navata, demolendo e ricostruendo completamente la facciata.

A novembre del 1917 i soldati austro-ungarici occupano Oderzo; a Camino gli ufficiali austriaci occupano l’intera canonica, tranne la camera del parroco, e le migliori stanze del paese; qualche volta pernottano anche in chiesa; la scuola elementare viene adibita a stalla, mentre in canonica il parroco riesce ad istituire la mensa dei poveri.

Il 31 ottobre del 1918 gli ultimi soldati stranieri lasciano il paese, ma ventiquattro caminesi non faranno ritorno a casa.

Dopo la grande guerra Camino si rimise in moto: vennero terminati i lavori di restauro della chiesa, edificata la sala teatrale e anche una vera scuola elementare.

Il 10 giugno 1940 il parroco riceve l’ordine dal fascio di Oderzo di suonare le campane alle 16.30 per annunciare il discorso di Mussolini : è la dichiarazione di guerra, che portò numerosi morti anche tra i caminesi.

Dopo la fine della guerra la povertà ancora diffusa causò una nuova ondata di emigrazione; nei primi anni cinquanta la realizzazione della “Cadore Mare”, in occasione dei preparativi per le olimpiadi invernali di Cortina, fu un segno della ripresa, ma slegò il centro del paese dalla periferia rurale.

Nel 1961 venne aperta la “Società Opitergina Lavorazioni Elettrodomestici”, la prima fabbrica di Oderzo, che spinse molti contadini a lasciare i campi e segnò la fine di un secolo di emigrazione.

Dalla seconda metà degli anni settanta si formò un’ampia zona industriale-artigianale, che occupò il centro geografico di Camino accrescendo l’isolamento della periferia agricola.

Nel 1978 viene realizzata la provinciale Oderzo-San Polo: anche questa nuova arteria finirà per tagliare il centro del paese dalla periferia.

Dalla fine degli anni ottanta Camino risulta essere la frazione comunale più colpita da calo demografico: di conseguenza la scuola elementare viene chiusa nel 1996.

 da: "Camino e i da Camino - Un paese, la sua gente, il suo casato" Andrea Pizzinat - Edizioni Tredieci 2009

 

Ultima modifica: 20/12/2009

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